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Covid 19, quei morti bruciati per strada

Il grande nodo dei vaccini per i paesi poveri.

Francesco Pira da Francesco Pira
1 Maggio 2021
in News
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Covid 19, quei morti bruciati per strada

I giornali, i telegiornali e portali online, ci mostrano l’India devastata dal Covid e costretta a bruciare i corpi in strada. In questi giorni ho letto un articolo su Huffingtonpost, firmato da Giulia Belardelli, che mi ha fatto davvero riflettere su quello che sta accadendo nel mondo, in particolar modo in India, dall’inizio della pandemia ad oggi.

Personalità importanti e autorevoli come: premi Nobel, ex capi di Stato e di Governo, e da qualche tempo anche leader religiosi, chiedono all’unanimità il blocco momentaneo dei brevetti sui vaccini seguito dalla condivisione di know-how e tecnologie capaci di mettere un freno alle differenze nei numeri delle vaccinazioni tra paesi ricchi e paesi poveri. Come era prevedibile, le loro richieste non sono state ascoltate da nessuno con la giustificazione che porre un blocco dei monopoli delle grandi case farmaceutiche significherebbe fermare le scoperte future.

Di questo argomento ha parlato Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano di Roma, il caso indiano rende ancora più necessaria “Una moratoria temporanea dei brevetti sui vaccini per un motivo molto semplice: in questo momento abbiamo bisogno di salvare il pianeta. C’è necessità di poter produrre il maggior numero di vaccini a livello mondiale per poter vaccinare il maggior numero di persone possibile”. Al tema del “Covid-19 tra Nord e Sud del mondo”.

Il professor Morrone e decine di esperti internazionali ritengono che bisogna affrontare la lotta al Covid non come una pandemia ma come una sindemia termine introdotto, negli anni Novanta, dall’antropologo medico statunitense Merrill Singer.

Morrone, nell’intervista, spiega come la parola sindemia possa essere associata al Covid. “Singer parlava di sindemia riferendosi soprattutto al rapporto tra patologie correlate a un’infezione. In senso più ampio, la sindemia è la relazione che esiste tra una pandemia e le condizioni ambientali, socio-economiche, politiche, il livello di istruzione, il livello di impoverimento, il riscaldamento globale, il problema economico della perdita del lavoro. Si prendono in considerazione tutti gli elementi correlati a una epidemia di natura globale. Un approccio sindemico tiene conto dei contraccolpi della pandemia in tutti gli altri ambiti: se la pandemia richiede una soluzione di natura clinico-scientifica, la sindemia necessita di una soluzione economica e politica molto più ampia”.

“Per la prima volta nella storia del genere umano – affermano Morrone e colleghi – la pandemia è diventata sindemia globale. Ma al moltiplicarsi dei problemi non è corrisposto un allargamento della visione globale. Ormai dovremmo esserci resi conto che nessuno può trovare una soluzione alla pandemia come se fosse un’isola”, dice l’infettivologo.

Ma l’allarme non arriva solo dall’India, ma anche dall’Africa. Il fondatore di Emergency, Gino Strada, ha rilasciato un’intervista a “La Stampa” e voglio evidenziare questa frase: “Le mutazioni del virus rischiano di rendere obsoleti i vaccini. Se il virus non si ferma anche in Africa poi ce lo ritroviamo mutato in casa nostra”.

Gino Strada, che in Uganda ha inaugurato un ospedale chirurgico pediatrico, ha sottolineato, riferendosi alla terribile situazione Covid in Africa : “Li abbiamo abbandonati a loro stessi. In Sudan hanno fatto i tamponi al personale sanitario. Su milletrecento medici ed infermieri i positivi erano il 70%. A Khartoum addirittura l′80%. L’Occidente è miope”.

Non posso nascondere il mio grande dolore davanti alle immagini di questi morti abbandonati per strada o bruciati come se fosse la normalità. Nessuna degna sepoltura e nessun luogo in cui ritrovare i propri cari defunti. Tutto sembra così lontano da non appartenerci e continuiamo a far finta di niente, perché tanto questo disastro avviene dall’altra parte del mondo e non ci riguarda. Mi chiedo dove siano finite la carità, la solidarietà e la benevolenza così tanto decantate da tutti. Purtroppo, le parole restano solo parole se non sono seguite da fatti concreti e tangibili.

Sua Eccellenza Mons. Beschi, vescovo di Bergamo, di fronte alle immagini della tragedia che si stava consumando nella sua città, come ad esempio la fila dei camion militari che trasportavano le bare nei comuni fuori Bergamo, perché in città il forno crematorio era ormai al collasso, dichiarò: “Un’immagine straziante. Si allunga l’ombra della morte, che non è solo l’allungarsi di una lista; è un’ombra che entra nell’anima. Non possiamo sottrarci al vissuto doloroso di coloro che vedono i propri cari sparire nel nulla”.

Ho ripensato tante volte a queste parole e mi sono chiesto come sia possibile che questa catastrofe umanitaria non interessi a nessuno. Mentre tutti continuano a discutere, e a litigare su ogni fronte, i poveri continuano a morire dimenticati da tutti.

Oggi, dobbiamo partecipare attivamente alla lotta contro il Covid e dobbiamo continuare a mobilitarci per diffondere l’importanza della vaccinazione. La comunità nazionale e internazionale deve  smettere di polemizzare e deve fare il suo dovere aiutando il Sud del mondo, giunto al tracollo e privo di forze. Forse, è il tempo di salvarle davvero le vite umane e di capire che le parole non ci servono più, perché quelli sono uomini e donne come noi e non sono numeri.

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