Dati in via di estinzione una quarantina di anni fa, “segnoni” e “medgon” (“madgon” in Oltrepo, ovvero “medicastro”), i guaritori della medicina tradizionale, rinascono su internet, con un boom di richieste durante la pandemia.
«Il Covid ci ha chiusi in casa, la gente si è buttata su internet e ha trovato questi gruppi da cui può trarre un sostegno. Solitamente durante le grandi crisi l’uomo si affida o cerca sostegno nel sacro e vi è una riscoperta di pratiche ritenute superstiziose», spiega l’antropologo pavese Marzio Gatti, 51 anni, collaboratore della preside dei licei Taramelli e Foscolo di Pavia, insegnante di religione, laureato in filosofia e docente di antropologia culturale alla Istituto superiore di scienze religiose Sant’Agostino di Pavia. Da dieci anni Gatti studia il rapporto tra medicina e religione e da un anno la medicina popolare nel territorio pavese, ma ha trovato “segnoni” anche in Brasile, Perù, Mozambico.
«I “segnoni” o “medgon” in antropologia sono definiti curatori o medici tradizionali. Questa tradizione nasce in ambito pagano e con l’avvento del cristianesimo si giunge a un’unione, una sorte di sincretismo, delle due pratiche, una magica e l’altra religiosa, ovvero le parole e il rito, le orazioni pronunciate durante la pratica manuale del segno sulla parte del corpo da curare. Sono soprattutto donne, pochi uomini, ogni “segnone” o “segnona” ha una sua specialità, chi cura i vermi dei bambini, il fuoco di Sant’Antonio, il mal di testa. le slogature, il mal di gola, i problemi di stomaco e di digestione e anche il malocchio. I guaritori si tramandano il “segno” in famiglia dagli anziani ai giovani, più raramente da un conoscente».
«Sto studiando proprio questo. Su Facebook ho trovato il gruppo “Le segnature: la dote di San Michele”. Pronunciare il nome dei santi fa parte dell’orazione dei “segnoni”. Non solo, San Michele si usa soprattutto contro il malocchio, ed è pratica comune che durante gli esorcismi il prete invochi il nome della Madonna e di San Michele. Questo gruppo ha 12.460 iscritti ed è stato fondato nel 2015 da Antonio Fernando Bonelli, originario di Sassari e ora in Piemonte per lavoro. Durante il Covid si è creata una sorta di unione delle “segnature” tramite le diverse piattaforme. Così su Zoom si sono tenuti due corsi che hanno formato una ventina di “segnoni” per andare incontro alle numerose richieste di guarigione arrivate al sito».
«Un centinaio al mese da tutte le parti d’Italia, ma anche da italiani all’estero».
«Tradizione, si chiede soprattutto di intervenire per malocchio, dermatiti, fuoco di Sant’Antonio. I “segnatori” evitano le malattie gravi, non sono di loro competenza, non promettono guarigioni miracolose, quindi si astengono anche dal Covid, che indirettamente ha ravvicinato la gente ai “medgon”. E va segnalato un fatto importante».
«Non chiedono e non vogliono soldi, perché sostengono di aver ricevuto il dono di guaritori proprio per condividerlo con gli altri. Magari accettano, ma non tutti, un regalo».
«Prima il “segnone” era sul posto, in paese, toccava il malato e recitava la formula, adesso avviene tutto via internet, bastano nome, data di nascita e problema; il rimedio arriva dal web, il “segnone” o la “segnona” pensa alla persona da guarire, al suo malessere e alla parte del corpo dove si trova, quindi recita la formula, solitamente tre volte in tre giorni. Non è neppure necessario il collegamento web, la presenza in video del malato, basta la richiesta sul sito Facebook».
«Iscritti al gruppo non ne abbiamo, da noi era una pratica svolta nei paesi fino agli anni Sessanta. Tante erano donne perché erano più spesso a casa a ricevere le persone, mentre gli uomini erano al lavoro. Nei paesi dei contadini il medico era una figura lontana, quindi occorreva una persona a portata di mano, in grado di intervenire. E c’erano anche i “medgon” degli animali».
«Due uomini a Bastida Pancarana e a Castelletto di Branduzzo, uno di 53 3 l’altro di 63 anni, e una “segnona” di Vellezzo Bellini, oltre la settantina. Uno dei “medgon” guariva i disturbi gastrici, che lui chiamava “abbassamento dello stomaco”, e capiva se io avevo dei problemi del genere utilizzando un grembiule da cucina; da lì calcolava quanto si era abbassato lo stomaco e iniziava a pregare, però doveva mantenere segreta la preghiera, quindi la pronunciava a mezza voce. Mi ha diagnosticato un disturbo, o meglio un “abbassamento dello stomaco”. Effettivamente io soffro di gastrite e non glielo avevo detto perché ero andato lì per intervistarlo, non per curarmi».



