Non soltanto distruzioni, cicloni, inondazioni e siccità. Dal 2007 11 paesi africani – Burkina Faso, Chad, Djiubuti, Eritrea, Etiopia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal e Sudan -, su impulso dell’Unione Africana e insieme ad alcune agenzie delle Nazioni Unite, come UNCCD (per combattere la desertificazione), FAO (per combattere la fame nel mondo), UNEP (per favorire politiche ambientali) e governi europei, come quello francese, hanno iniziato la costruzione di una gigantesca barriera naturale, con l’obiettivo di contenere un processo di desertificazione che sta assumendo contorni allarmanti. Il nome che è stato dato a questa infrastruttura è la Grande Muraglia Verde (The Great Green Wall), che occuperà circa 8000 chilometri di lunghezza e 15 di larghezza, soprattutto con acace e alberi nativi, congiungendo il continente dalla sua costa occidentale in Senegal all’estremo opposto, in Eritrea ed Etiopia, all’altezza della regione del Sahel, appena sotto il Deserto del Sahara.
Gli undici paesi coinvolti nell’iniziativa perdono annualmente 1,7 milioni di foresta all’anno, con temperature che salgono a una media maggiore di 1,5 volte rispetto al resto del pianeta, e fenomeni climatici estremi, come inondazioni e lunghi periodi di siccità, che stanno facendo diventare inabitabile questa lunga fascia di terra, spingendo i suoi abitanti a emigrare.
A oggi, l’area coperta rispetto al progetto definitivo è del 15%, l’investimento fatto è stato di 8 milioni di dollari, e quello complessivo sarà di 33 miliardi. Difficoltà notevoli sono state incontrate soprattutto nei paesi che occupano la parte centrale del Sahel, fra cui Chad, Sudan, Niger, Mali e Burkina Faso, a causa sia della presenza di gruppi terroristi che di pratiche di corruzione che hanno bloccato il progetto, mentre in altre zone, come Etiopia, Nigeria e Senegal le cose stanno andando decisamente meglio.
Nuova linfa finanziaria per il proseguimento del piano, che dovrebbe concludersi nel 2030, è stata garantita a gennaio, in occasione del summit sulla biodiversità, organizzato da Francia, Nazioni Unite e Banca Mondiale, che hanno messo a disposizione altri 14 miliardi di dollari per il periodo 2021-2025. Anche il Comitato Olimpico Internazionale si è impegnato in azioni che tendono a favorire questo progetto, mediante una Foresta Olimpica, in cui saranno piantati 355.000 alberi nativi fra Mali e Senegal, dove, a Dakar, nel 2026, si svolgeranno le olimpiadi giovanili, secondo una filosofia in linea con la necessità di riduzione delle emissioni in atmosfera, come previsto dagli Accordi di Parigi del 2015.
La Grande Muraglia Verde è stata anche oggetto di un docufilm di 92 minuti. Con la produzione executiva del brasiliano Fernando Meirelles, e la regia di Jared Scott, la pellicola, realizzata nel 2019 ritrae la cantante maliana Inna Modja in un viaggio attraverso Senegal, Mali, Nigeria, Niger ed Etiopia, mostrando sia le conseguenze disastrose dei cambiamenti climatici nella regione che i lavori per la costruzione di questa infrastruttura di speranza. Il documentario ha già ricevuto diversi premi, fra cui quello come miglior documentario internazionale alla Mostra del Cinema di S. Paulo e quello per il miglior film all’ECOCUP Green Documentary Film Festival in Russia.




