Ti scrivo la presente per sviluppare alcune riflessioni in merito alla grave situazione del nostro paese. Pensavamo che la distanza geografica e la buona fama che ci eravamo guadagnati con vent’anni di apparente pace fossero sufficienti per continuare a essere ignorati da parte dei grandi organismi internazionali, ai quali, in questo lungo periodo, abbiamo fatto tirar fuori fior di quattrini dei loro contribuenti. Invece, purtroppo, l’ingordigia prima dei nostri massimi dirigenti, che hanno montato uno schema per mangiarsi piu di 2 miliardi di dollari garantiti dal debito pubblico nazionale per fantomatiche imprese di difesa della costa e pesca del tonno (!!!), puntualmente scoperto, nel 2016, dal Fondo Monetario Internazionale, poi una inaspettata ribellione nel nord del paese, in quella provincia di Cabo Delgado dove noi Makonde, la crema degli antichi combattenti, aveva il controllo totale di tutto il territorio e dove il nostro partito prendeva oltre il 90% in ogni elezione, ci hanno messo con le spalle al muro.
Devo dirti, però, che tutta questa storia di Cabo Delgado non mi sta piacendo per niente. E noi Makonde dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. I nostri capi, come sai, si sono arricchiti con oro, rubini e altri traffici più o meno leciti, fra cui legname e droga, e ora in molti dicono, pubblicamente, che anche l’attuale business della guerra che ha ucciso già quasi 2000 persone e devastato metà della nostra provincia sia nelle mani di nostri compagni di partito, tutti Makonde.
Il tutto di fronte a una situazione endemica di povertà, in cui l’Islam meno ricco, quello più lontano dai grandi musulmani di Maputo che hanno da sempre appoggiato la Frelimo, ingrassando insieme a questa, si é radicalizzato, grazie ad aiuti stranieri che noi non abbiamo saputo e voluto controllare.
Quando paesi come Egitto, Arabia, Sudan davano borse di studio ai giovani musulmani di Cabo Delgado, tutti di etnia Kimwane o alcuni Makhuwa, nessuno Makonde, noi eravamo soddisfatti e mai abbiamo questionato su che cosa andassero a imparare. Quando, poi, dalla Tanzania e dai Grandi Laghi alcuni loro leaders sono scesi in Mozambico per continuare a indottrinare le nostre popolazioni, esercitandole anche dal punto di vista militare, abbiamo ancora chiuso gli occhi. Li abbiamo lasciati passare senza documenti dal confine con la Tanzania, perché questa assenza di controllo faceva comodo a molti di noi che avevano business con quel paese, e qualsiasi controllo serio alla frontiera ci sarebbe stato nocivo.
Cosi siamo andati avanti con piccole e grandi corruzioni, lasciando il nostro popolo alla fame, senza scuole, ospedali ne prospettive economiche effettive.
Per più di due anni la guerra di Cabo Delgado é stata derubricata a un conflitto locale senza importanza. E noi abbiamo continuato a specularci su, senza preoccuparci del fatto che la situazione avrebbe potuto sfuggurci di mano. Oggi, una significativa parte della popolazione sostiene i ribelli, ormai in stretto collegamento con lo Stato Islamico, che già controlla buona parte del Distretto di Mocimboa da Praia.
E da qualche mese il Mozambico é entrato nell’occhio del ciclone a livello internazionale. Insomma, non possiamo più nasconderci. Prima il Papa, con la sua visita, poi com la benedizione pasquale in cui invitava a pregare per Cabo Delgado, ma soprattutto episodi atroci che la nostra propaganda governativa sta cercando di silenziare, ma senza successo, hanno ormai fatto scoprire gli altarini, come si dice dalle tue parti.
Quando l’altro giorno ti ho inviato quel video, pensavo che restasse ristretto a poche persone. Invece adesso sta in tutte le reti sociali, e anche la Risoluzione dell’Unione Europea lo ha citato. Dobbiamo chiederci tutti che cosa abbiamo sbagliato, se nostri militari imitano scene degne di Schindler’s List, prima frustando, poi mitragliando a bruciapelo una povera donna completamente nuda, che magari prima era stata anche violentata.
Non ci ho dormito per tre notti, Amnesty International ci ha scritto subito un report, e ora tutti ci stanno addosso, com questa questione dei diritti umani.
Mio caro, scusami per la lunghezza di questa mia lettera, ma fra corruzione, signori della guerra, incapacità politica dei nostri governanti ho l’impressione che non ne usciamo da questa confusione.
Adesso che cosa rispondiamo all’ Unione Europea? Se hai qualche idea brillante, per favore informami.
Saluti da Cabo Delgado.




