Editoriale
Le ragioni di una nuova newsletter
Vicente Januário Mulate
Fin dalla sua nascita, il Ciscam si è occupato di promuovere e diffondere la conoscenza del continente africano e del bacino del Mediterraneo in tutti i suoi aspetti.
Le attività del Ciscam comprendono la pubblicazione scientifica di libri accademici su temi africani, il blog sulla home page e più di 100 video su YouTube in portoghese e italiano.
Oggi il Ciscam ha deciso di lanciare la sua prima Newsletter, che raccoglie contenuti brevi ma rilevanti sulla realtà africana.
Questa prima edizione della newsletter mensile del Ciscam cerca di affrontare temi politici, socio-economici, culturali, religiosi e filosofici dell’Africa contemporanea.
In particolare, abbiamo cercato di evidenziare le sinuosità pre-elettorali a livello interno dei maggiori partiti come il Frelimo e la Renamo in Mozambico per la scelta del futuro candidato presidenziale, insieme alle vicende elettorali del 29 maggio in Sudafrica, che hanno messo a dura prova i 30 anni di governo dell’ANC, che ha racimolato poco più del 40% dei voti.
La newsletter contiene anche notizie sulle violazioni dei diritti umani in Guinea Bissau e Ghana, sulle difficoltà economiche di un paese come l’Angola e infine su questioni culturali.
La newsletter non può essere esaustiva, poiché le notizie sull’Africa sono molte e molto varie. Tuttavia, i lettori vi troveranno notizie provenienti da diversi paesi e in diverse aree, sempre in modo obiettivo, sintetico e con qualche commento a latere delle principali notizie.
Benvenuti e buona lettura!
SUDAFRICA: ANC APPENA SOPRA AL 40%. PER GOVERNARE CI VUOLE UNA COALIZIONE
Le elezioni tenutesi mercoledì scorso, 29 maggio, in Sudafrica, hanno rispettato le previsioni: lo storico partito di Nelson Mandela, che aveva lottato per decenni contro l’apartheid, l’African National Congress (ANC), è passato dal 57% dei voti del 2019 a poco più del 40% del 2024. Un risultato atteso, che testimonia della crisi non soltanto dell’ANC, ma un po’ di tutti gli ex-partiti “liberatori”, che stanno facendo i conti con una crisi di identità, di etica pubblica e di idee, che stanno scontando nelle urne.
Tutto lascia pensare che l’ANC dovrà allearsi con altri partiti, quali l’MK (12%) o l’EFF (9%), per formare un governo minimamente stabile. Il principale avversario, DA, si è attestato intorno al 23%. Il dato positivo è stata la trasparenza del processo elettorale, fatto che ha permesso il pieno rispetto della volontà degli elettori sudafricani.
ANGOLA: SPESI 200 MILIONI DI DOLLARI PER L’IMPORTAZIONE DI BENI DI PRIMA NECESSITÀ
Il Ministro di Stato per il Coordinamento Economico, José de Lima Massano, ha riconosciuto martedì 21 maggio che il governo angolano spende 200 milioni di dollari al mese per le importazioni di riso, zucchero, carne di pollo, grano e olio da cucina.
La dipendenza dal mercato estero persiste. “L’importazione di prodotti alimentari nella misura attuale ha un impatto negativo diretto sulle dinamiche di crescita economica e sulla creazione di posti di lavoro, ed è uno dei fattori che più incidono sulla stabilità dei prezzi nella nostra economia”, ha affermato Massano”.
Secondo Massano, l’Angola ha terreni coltivabili in grado di produrre gran parte dei prodotti importati: “Questo scenario non ha senso in un paese che ha le risorse e le capacità per sviluppare il settore agricolo “.
Massano ammette anche che l’inflazione alimentare potrebbe aumentare a giugno e avrà un impatto diretto sulla vita degli angolani. Queste dichiarazioni sono state fatte durante il suo discorso di apertura della terza edizione dell’Angola Economic Outlook.
GHANA: LA CORTE SUPREMA RINVIA LA LEGGE ANTI-LGBTQ+ A TEMPO INDETERMINATO
La decisione del Presidente della Corte Suprema, Gertrude Torkornoo, di rinviare la prima udienza di mercoledì 8 maggio senza fissare una nuova data, ritarda ulteriormente la risoluzione di una legge che, se firmata, potrebbe mettere a rischio i finanziamenti dei donatori a un paese che sta affrontando una grave crisi economica.
Amanda Odoi e Richard Sky, entrambi avvocati, hanno presentato ricorsi separati contro il disegno di legge omofobo, cercando di dichiararlo illegale e di impedire al presidente di firmarlo.
Tra le otto misure che ha chiesto alla Corte Suprema, Richard Sky vuole che essa “dichiari che il Parlamento del Ghana non aveva il quorum per approvare la legge il giorno in cui l’ha approvata”. Il Parlamento avrebbe superato le sue competenze, avendo approvato leggi che richiedono l’uso di fondi pubblici da parte dello Stato per la loro attuazione.
Il querelante esige anche che la corte “impedisca allo speaker del parlamento di presentare la legge anti-LGBTQ+ al presidente affinché la firmi”. Per Amanda Odoi, ricercatrice e attivista su questioni di genere presso l’Università del Ghana, la Corte Suprema deve “impedire allo speaker del parlamento, al procuratore generale e al cancelliere del parlamento di inviare la legge anti-LGBTQ+ al presidente”, chiedendo alla Corte di dichiarare che la legge viola i diritti umani di Pipo Dia. Odoi vuole che la Corte impedisca al Parlamento di inviare la legge al Presidente fino a quando la Corte non deciderà se quanto approvato dal Parlamento è costituzionale o meno.
La Corte Suprema del Ghana ha dichiarato che gli avvocati che si battono per la legalità di una delle leggi anti-LGBTQ+ più restrittive dell’Africa devono modificare le loro mozioni a causa del linguaggio offensivo delle loro memorie.
GUINEA-BISSAU: LA LEGA PER I DIRITTI UMANI DENUNCIA LE TORTURE SUBITE DAGLI ATTIVISTI DEL FRONTE POPOLARE NELLE CARCERI
Il governo di Sissoco EmbalÓ ha ordinato lunedì 20 MAGGIO il rilascio di 61 dei 70 attivisti arrestati per aver protestato contro la dittatura e l’autoritarismo del regime.
Il presidente della Lega guineana per i diritti umani, Bubacar Turé, ha definito arbitrarie e illegali le azioni della polizia e del Segretario di Stato per l’ordine pubblico, José Carlos Macedo, che hanno impedito agli attivisti di esercitare il loro diritto di manifestare.
In un’intervista al quotidiano portoghese Público, Turé ha dichiarato che c’è un gruppo di giovani detenuti che sono stati torturati dalla polizia. “Ci rivolgeremo alle autorità competenti perché la tortura è vietata in Guinea-Bissau dalla nostra Costituzione e dalla legge in vigore”, ha sottolineato.
SÃO TOMÉ E PRINCIPE OSPITERÀ LA 10ª BIENNALE DI ARTE E CULTURA
La X Biennale delle Arti e della Cultura si svolgerà dal 25 giugno al 25 luglio a Roça Água Izé, a São Tomé e Principe.
“Quello che vogliamo fare con Roça Água Izé è, attraverso le arti e la cultura, ‘reinventare’ la tipica roça emblematica del barone di Água do Izé e trasformarla nel prossimo futuro in una micro-città rurale, trasversale, educativa, trasformativa e culturale”, ha dichiarato João Carlos Silva, organizzatore dell’evento.
Da parte sua, il ministro portoghese della Cultura, Dalila Rodeigues, in visita all’antico magazzino del cacao dell’ex fattoria coloniale Água Izé, sede della X Biennale di Arte e Cultura, ha elogiato il lavoro svolto da João Carlos Silva per trasformare la fattoria Água Izé in un centro culturale per la promozione internazionale delle arti visive e plastiche contemporanee.
“Questo progetto è affascinante per il modo in cui è stato pensato, in un rapporto tra ciò che era e ciò che può essere, non solo dal punto di vista del mantenimento delle radici storiche e culturali del luogo, ma anche per dargli nuova vita alla luce delle esigenze contemporanee nel campo delle arti e del patrimonio edilizio, concependo un progetto che gli conferisce un’enorme vitalità e un senso di opportunità”, ha sottolineato.
L’evento, che vedrà la partecipazione di artisti locali e internazionali nei settori del teatro, della danza e della musica, ha come tema “La (Ri) scoperta di noi – dalla storia al patrimonio comune, dalle utopie al futuro”.
OPINIONE
Vicente Januário Mulate & Luca Bussotti
POLITICA IN AFRICA: LE ELEZIONI AL CENTRO DELL’INSTABILITÀ
La situazione politica di alcuni paesi africani è stata uno dei temi caldi degli ultimi giorni, segnata da episodi alquanto insoliti. E non c’è da stupirsi!
In primo luogo, le elezioni sudafricane, che segnano l’inizio ufficiale della crisi dell’ANC, ma anche la dimostrazione che, con elezioni trasparenti, sconfitte storiche e ribaltamenti di maggioranze governative (come accaduto in Senegal) sono possibili e, per il bene della dialettica democratica, auspicabili.
In Mozambico, invece, l’instabilità politica e sociale deriva anche e soprattutto da processi elettorali che di trasparente hanno ben poco, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative di ottobre 2023, e come già si sta verificando attraverso il censimento elettorale per le presidenziali, parlamentari e provinciali del 2024, fatto a misura degli interessi del partito da sempre egemonico, il Frelimo.
I problemi delle ultime amministrative si stanno ripetendo anche per la preparazione delle elezioni politiche e presidenziali: un registro elettorale inficiato da alcune illegalità, come i tentativi di registrare cittadini che non fanno parte del perimetro municipale, oltre alla violenza fisica tra membri dei vari partiti politici, fino ad ampliare a dismisura il numero degli elettori in province da sempre fedeli al Frelimo, come Gaza; tutto questo rappresenta un vulnus alla democrazia mozambicana, che non sembra prendere l’esempio di Senegal e Sudafrica quanto a trasparenza e rispetto della volontà degli elettori.
La scelta dei candidati dei due principali partiti politici, Frelimo e Renamo, ha rispecchiato processi interni complicati, e anch’essi, in parte, poco trasparenti e democratici.
IL FRELIMO E IL DIFFICILE “TRAVAGLIO”
Il primo conclave è stato quello del Frelimo, il cui Comitato Centrale si è riunito il 3 e il 4 maggio, ma ha finito per prolungarsi di un altro giorno in seduta straordinaria, per nominare il proprio candidato alle elezioni politiche.
L’elenco dei candidati è stato sorprendente per due motivi: l’esclusione di alcuni potenziali e illustri candidati, e la presentazione di una lista contenente altri nomi, legittimata da parte della Commissione Politica, l’organo esecutivo, corrispondente a una segreteria, presieduta dal presidente del partito e della repubblica, Nyusi. Nella short list figuravano nomi quali Roque Silva, in quel momento segretario generale del Frelimo, ossia il numero 2 del partito dopo Nyusi, Damião José, e Daniel Chapo, ex governatore della provincia di Inhambane, nel sud del Paese.
La stampa locale, come Carta de Moçambique, ha riportato che, in realtà, Damião José e Daniel Chapo avrebbero dovutio essere semplici sparring partner, perché per il presidente Filipe Nyusi, Roque Silva era il candidato ideale per la sua successione, vista la fedeltà che gli aveva dimostrato durante gli anni del suo mandato come segretario generale.
Il malcontento durante il processo è stato notevole da parte di alcuni membri del Comitato Centrale, perché questi non erano d’accordo con il modo con cui sarebbe stato scelto il candidato. Non a caso, alla lista dei tre nomi sopra citati se ne sono aggiunti altri: Francisco Mucanheia, consigliere di Filipe Nyusi, ed Esperança Bias, attuale Presidente del Parlamento.
In mezzo alla riunione, tuttavia, si è verificato un voltafaccia presso la Scuola Centrale del Partito nella città di Matola, dove l’assise era in corso. Damião José ha subito ritirato la sua candidatura, e Roque Silva e Daniel Chapo hanno dominato la corsa. Contro ogni aspettativa, è stato Daniel Chapo a uscire vincitore dal processo, diventando il candidato alle prossime elezioni per il Frelimo. La sua vittoria ha dimostrato almeno due elementi: da un lato, lo scontro, che da tempo stava covando sotto la cenere all’interno del Frelimo, fra l’ala Makonde capeggiata da Nyusi, con alcuni alleati strategici, e quella rappresentata dai due ex-presidenti, Chissano e Guebuza, si è sostanziato nel rifiuto di far proseguire l’esperienza della governance attuale, attraverso la figura di Roque Silva; la scelta è andata quindi verso un outsider; dall’altro, proprio il numero 2 del partito è stato clamorosamente bocciato, costringendolo a dimissioni immediate e interrompendo probabilmente in modo definitivo la sua carriera politica.
Se il Frelimo ha comunque trovato la forza per designare come candidato alla presidenza un personaggio con espeirenza amministrativa, relativamente giovane (sotto i 50 anni) e con una buona formazione accademica nell’area giuridica, per la Renamo la situazione si è fatta molto più complicata, portando a una vera e propria scissione.
LA RIELEZIONE DI OSSUFO MOMADE
Il 14 e 15 maggio è stato il turno della Renamo. Riunitasi in Congresso nel distretto di Alto Molócue, nella provincia della Zambézia, sin da subito si è avvertita una forte tensione. Il nodo principale del congresso era se Venâncio Mondlane, brillante deputato di quel partito, e vincitore virtuale delle elezioni amministrative nel comune di Maputo (dove il Frelimo ha dovuto attivare i noti meccanismi di frodi elettorali per non cedere il controllo della capitale) avrebbe potuto o meno partecipare all’assise, e candidarsi come presidente del partito. Dopo una infinita battaglia legale e sentenze che avevano stabilito che Mondlane avrebbe potuto candidarsi alla massima carica della Renamo, l’attuale presidente, Ossufo Momade, spalleggiato dai suoi più stretti collaboratori, ha pensato di fare il contrario, escludendo Mondlane dal congresso.
Ossufo Momade ha allora avuto buon gioco: fuori Mondlane, con qualche suo influente sostenitore, la partita si è ridotta a una corsa quasi solitaria, con Elias Dlakhama e Ivone Soares a competere, senza possibilità di vittoria, e il leader uscente confermato presidente del partito a suon di voti.
Ossufo Momade ha ottenuto 383 dei 674 voti espressi dai delegati, risultando così il candidato rieletto. Lo hanno seguito Elias Dhlakama con 147 voti, Ivone Soares, con 78, Alfredo Magumisse con 48, André Magibire, 15, e Salvador Murema, 2. Il paradosso, in questo congresso della Renamo, è stato che questo partito, che ha scatenato due guerre civili per affermare i principi della democrazia e della libertà, è mancato proprio in questi “fondamentali”, gettando un’ombra molto lunga su tutta la democrazia del Mozambico, non soltanto sul partito-stato Frelimo.
Adesso la Renamo dovrà disputare il secondo posto, data per scontata la vittoria del Frelimo, alle elezioni di ottobre, con varie altre formazioni di opposizione, quali l’MDM (Movimento Democratico del Mozambico), Nova Democracia, e soprattutto la nuova formazione politica di Venâncio Mondlane, di cui si sa ancora troppo poco al momento in cui questa Newsletter è stata scritta, ma che promette battaglia, soprattutto alla Renamo. Con buona pace di Ossufo Momade.
Consiglio di Redazione: Vicente Januário Mulate (Coordinatore), Laura António Nhaueleque, Luca Bussotti
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