Cittadini rwandesi rifugiati a Maputo manifestano preoccupazione per il livello di insicurezza a cui sono sottoposti, in quella che classificano come un’offensiva delle autorità di Kigali per eliminarli.
La denuncia è diventata più consistente dopo l’assassinio che è occorso lunedì, 13 settembre, nella città di Matola, Provincia di Maputo, perpetrato da individui sconosciuti che fino a questo momento sono scappati alle maglie della polizia.
Il fatto è stato confermato dalla Polizia della Repubblica del Mozambique (PRM), che ha identificato la vittima come Karemangingo Revocat, un cittadino rwandese, che in Mozambico viveva con statuto di rifugiato.
Secondo quanto noto, la vittima viveva nel paese dal 1990, era un commerciante di successo e si dedicava alla vendita di bevande alcoliche e prodotti farmaceutici, svolgendo anche la funzione di Vice-presidente dell’Associazione dei Rifugiati Rwandesi in Mozambico. Secondo l’associazione, Revocat si trovava in cima alla lista degli obiettivi del governo guidato dal Presidente Paul Kagame.
Secondo la stessa fonte, tutto ciò è il risultato di una nuova “alleanza politica” fra Maputo e Kigali, sottolineando come la situazione dei rifugiati in Mozambico, dall’arrivo delle truppe rwandesi in appoggio all’esercito locale (FADM) nella lotta contro il terrorismo a Cabo Delgado non sia più la stessa.
“Da quando la forza rwandese si trova a Cabo Delgado stiamo vivendo una situazione di insicurezza. Tutti i giorni i mezzi di comunicazione rwandesi citavano il nome di Revocat e di altri nostri fratelli che sono ricercati dal regime. Stavamo già aspettando che, da un momento all’altro, ciò potesse succedere”, ha dichiarato il Presidente dell’Associazione dei Rifugiati rwandesi in Mozambico, Cleophas Habiyareme, al settimanale mozambicano Evidências.
Secondo Habiyarema, una denuncia rispetto a tali minacce fu a suo tempo presentata all’Istituto Nazionale di Appoggio ai Rifugiati, mas niente è stato fatto.
Venant Munhamezi racconta dell’esistenza di una lista di quattro nomi ricercati dal regime di Kigali guidato da Paul Kagame. Secondo questa fonte, in cima alla lista c’era proprio la recente vittima, e lui stesso sarebbe il secondo nome.
I rifugiati che dichiarano di essere i restanti tre nomi ritengono che si tratti di una persecuzione politica che ha preso forza con la giustificazione dell’appoggio del Rwanda al Mozambico nella lotta contro l’estremismo a Cabo Delgado.
Secondo l’Associazione, in quattro anni il paese ha totalizzato cinque morti causati dagli squadroni di Kagame, fra i quali il giornalista Ntamuhanga Cassien, sequestrato e portato a un comando della polizia mozambicana presso l’isola di Inhaca e di là sparito poche settimane fa.
La Rete Mozambicana dei Diritti Umani ha condannato, il giorno dopo l’ultimo attentato, l’onda di omicidi contro i cittadini stranieri in Mozambico. Secondo il Professor Adriano Nuvunga, Direttore del Centro per la Democrazia e lo Sviluppo e rappresentante della Rete, la responsabilità di proteggere i rifugiati e tutti i visitanti del Mozambico è dello Stato mozambicano, esortando le autorità a responsabilizzare i protagonisti di questi atti.




